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SOLITUDINE

ORA SAPPIAMO QUANTO SIA IMPORTANTE LA SOLITUDINE

L’auto-realizzazione personale in 5 passaggi

Proprio oggi ci rendiamo conto cosa significhi la solitudine, essendo tutti costretti a stare in compagnia di noi stessi, molto più di tempo di quanto siamo mai stati abituati a fare fino ad ora.

Abbiamo capito che può farci provare effetti negativi, ma allo stesso tempi ci può svelare la nostra forza mentale. Nessuno di noi infatti è esente dal rischio di trovarsi in circostanze in cui sperimenteremo nuovamente uno stato di solitudine: separazione, lutti, interruzione del lavoro, partenze per gli studi dei nostri figli, rottura di relazioni e amicizie.

Non è affatto strano dunque che la solitudine sia una condizione che ha ispirato nel tempo numerosi scrittori e poeti: Cent’anni di solitudine, ad esempio, fu il successo che portò lo scrittore Gabriel Garcia Marquez al premio Nobel.

Ferdinando Pessoa, nel Il libro dell’inquietudine, confessa:

 

“La solitudine mi sconforta; la compagnia mi opprime”

 

Anche Salvatore Quasimodo ci viene in soccorso per descrivere queste giornate di quarantena:

 

“Ognuno sta solo sul cuor della terra

trafitto da un raggio di sole:

ed è subito sera.”

 

Oggi l’uso dei Social Network, Facebook, Instagram, Tik Tok, trasformano la rete di relazioni nell’illusione di un’appendice sempre disponibile e a nostra disposizione.

E proprio da qui dovrebbe emergere in noi la consapevolezza sulla differenza tra ISOLAMENTO EMOTIVO e ISOLAMENTO SOCIALE: il primo è soggettivo (ci si può sentire soli anche in un luogo pieno di persone), mentre il secondo consiste nell’oggettiva mancanza di relazioni con gli altri.

 

La solitudine ha infatti 3 dimensioni:

PERSONALE: assenza percepita di una persona significativa, la cui area contiene mediamente 5 persone, solitamente genitori e figli.

RELAZIONALE: assenza percepita di amicizie di qualità o familiari nel senso allargato, il cui bacino attinge a circa 15-50 persone.

COLLETTIVA: assenza percepita verso i gruppi di riferimento, compagni di scuola, colleghi di lavoro, gruppi di appartenenza sociale. Questa area tiene in conto di circa 150 fino a 1500 persone.

Nel caso dell’Isolamento Sociale può essere ricondotto ad un problema di tipo psicologico che non va confuso come conseguenza della timidezza. Si tende, ad esempio, a sentirsi troppo al centro dell’attenzione, a percepire irrealisticamente il giudizio degli altri, a interpretare ogni possibile critica come attacco alla propria persona invece che un appunto a un singolo comportamento. Tutto ciò porta la persona a vivere un forte disagio emotivo quando si trova in mezzo ad altre persone e come conseguenza tenderà a isolarsi dai rapporti, a esclusione di quelli familiari.

Ad oggi stanno emergendo in maniera sempre più frequente situazioni in cui i giovani, di solito adolescenti, si isolano completamente, trovando nel web un rifugio, la cui causa non è la dipendenza dai videogiochi, ma sta nella scelta volontaria dell’esclusione sociale. Questo fenomeno è definito HIKIKOMORI.

Molto diffusa in Giappone, colpisce tanti adolescenti anche in Italia. Non è depressione, non è dipendenza dai video giochi, non è solo un disturbo d’ansia. È ISOLAMENTO SOCIALE, la cui cura deve essere presa in carico da uno psicoterapeuta per comprenderne le cause e trovare insieme una valida forma di adattamento e un miglior benessere psico-emotivo.

Nella nostra vita quotidiana siamo esposti alla solitudine per circa il 20% del tempo trascorso, mentre la condizione attuale che stiamo vivendo ci porta ad un ISOLAMENTE EMOTIVO e SOCIALE intenso. Ecco che questa situazione può amplificare dei disturbi latenti per il nostro benessere psico-fisico.

Non abbiamo più nessuna valvola di sfogo: andare in palestra, uscire a bere con gli amici, le pause caffè con i colleghi, organizzare viaggi e in generale pensare al nostro futuro con una prospettiva di pianificazione delle festività, delle ferie o delle gite fuori porta.

Questa mancanza di quotidianità può far traballare i sottili equilibri di chi ha già un pregresso disturbo psicologico o di chi già viveva in una situazione borderline di insoddisfazione per la propria vita sociale, familiare o lavorativa.

 

Il mio consiglio è quindi quello di guardarci dentro, prendere contatto con la nostra interiorità, lasciare spazio ai nostri desideri e bisogni più profondi per poter mettere a frutto un percorso di auto-realizzazione personale sfruttando al meglio il tempo che dovremo passare in compagnia di noi stessi.

 

 

Percorso di auto-realizzazione personale in 5 passaggi

 

1. Individua il tuo desiderio più importante:

Per la realizzazione di un obiettivo l’ostacolo più grande siamo noi stessi e la nostra indecisione su chi vorremmo essere nella nostra vita. Mettiti di fronte a uno specchio e guardandoti negli occhi lascia fluire il pensiero, dicendo a te stesso cosa desideri più di ogni altra cosa. Oppure scrivilo su un foglio: mettere nero su bianco i nostri desideri significa aver già fatto un passaggio dall’astratto al reale e concreto, ci aiuta a mettere a fuoco e a realizzare noi stessi nella realtà.

2. Persegui i tuoi obiettivi e adotta nuove abitudini:

Organizzati, informati e studia. Torna tra i banchi di scuola, acquista masterclass, leggi libri, leggi forum. Invece che passare il tuo tempo sui Social a scrollare passivamente su e giù e cercare nella vita degli altri, utilizza lo stesso tempo per capire quali sono le informazioni teoriche e pratiche che ti mancano per raggiungere il tuo obiettivo.

 

ORGANIZZARE

3. Step by step:

Non scoraggiarti se in una serata sul divano l’unica conclusione a cui sei arrivato è che sia troppo difficile lasciare la vecchia via ed intraprendere un nuovo obiettivo. Ricordati nei momenti di sconforto che la strada che stai percorrendo verso la realizzazione del tuo desiderio è essa stessa parte della tua autorealizzazione. La gradualità è elemento sano e indispensabile di qualsiasi grande risultato.

 

4. Impara a confrontarti:

Se ti trovi in un momento di stallo, chiedi un parere ad un amico, al tuo compagno o semplicemente a un forum di esperti del settore di tuo interesse. Confrontarsi con altre persone non cambierà la tua vita di per sé, ma è fondamentale per acquisire nuovi punti di vista e vedere le cose da prospettive diverse che prima neanche potevi immaginare.

 

STUDIA
POSITIVITA

5. Esci dal pensiero catastrofico “e se…”

Preoccuparsi delle conseguenze di un evento è utile nella misura in cui riusciamo a prefigurarci i vari scenari e di conseguenza a elaborare differenti strategie per affrontarne gli esiti. Quando però visualizziamo solo scenari catastrofici come esito di ogni nostro percorso o tentativo, invece che risorsa diventa un limite perché non potremo che sentirci bloccati in un circolo vizioso dove meno facciamo, più ci sentiamo inadeguati e meno tenderemo a fare.

Se invece non state cercando delle buone pratiche di auto-realizzazione, ma sentite di aver bisogno di un percorso strutturato ad hoc per voi stessi, in cui sentirvi liberi di affrontare le vostre paure, ansie e ostacoli interiori allora il mio consiglio è di rivolgervi ad uno specialista, uno psicoterapeuta che non solo vi aiuti a scoprire i punti di forza di ciascuno in generale, ma che vi dia gli strumenti per conoscervi.

In un modo o nell’altro il rischio più grande di questo isolamento forzato sarà quello per ciascuno, una volta finito, di riprendere la propria esistenza esattamente com’era prima, senza aver sfruttato al meglio l’opportunità di migliorare noi stessi, prendendoci cura della nostra interiorità con l’obiettivo di realizzarci pienamente.

 

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